Mai Sentito Parlare Dell’Isola Delle Rose?

Questa favola dei giorni nostri piacerà molto ai sognatori! Oggi vogliamo parlare della storia di un ingegnere visionario e della sua idea: costruirsi da solo un’isola e dichiararla nazione indipendente.

Per decenni questa vicenda è rimasta nell’oblio, ma recentemente è tornata alla ribalta grazie al successo del film “L’incredibile storia dell’Isola delle Rose”, del 2020.

Ma cosa aveva in mente l’ingegnere Giorgio Rosa? Come mai decise di realizzare un’isola artificiale al largo dalle acque internazionali? Scopriamolo insieme!

Uno Stato indipendente di 400 metri quadri

Anni Sessanta: tempo di rivoluzioni e ribellioni sociali… all’epoca tutto sembrava possibile e ovunque si respirava il desiderio di libertà e di affrancamento dal passato conservatore.

Questo è il contesto in cui visse Giorgio Rosa, l’ingegnere bolognese che, in una tranquilla estate italiana, decise di dare forma al suo sogno costruendo una piattaforma galleggiante di 400 metri quadri, saldamente ancorata al fondale del mare adriatico, a 11,6 chilometri al largo di Rimini (giusto appena fuori dal limite delle acque nazionali italiane).

Iniziati nel 1966, Rosa terminò i lavori due anni dopo, il primo maggio del 1968, quando dichiarò l’indipendenza della sua micronazione. Nacque così il mito dell’Isola delle Rose.
Isola delle Rose | Mima Club Hotel

L’uomo che inventò “l’isola che non c’è più”

Giorgio Rosa era un uomo di poche parole, dai grandi sogni ma anche molto pragmatico. Probabilmente dietro un progetto così ambizioso c’era anche l’intenzione di compiere un esperimento pilota e di brevettare delle tecnologie utilizzabili in altri ambiti.

La struttura della palafitta era sorretta da grossi tubi di metallo e venne costruita su terraferma per essere poi trasportata successivamente in mare facendola galleggiare. Il progetto iniziale era di cinque piani, ma ne fu realizzato solo il primo.

La Insulo de la Rozoj

L’ingegnere decise che sulla sua isola si sarebbe parlato esperanto, la lingua universale, potenzialmente comprensibile da tutti i popoli (anche se nessuno degli abitanti dell’isola la conosceva davvero!).

La bandiera ufficiale della micronazione era arancione, con 3 rose rosse su sfondo bianco.
Come ogni nazione che si rispetti, l’isola aveva anche il suo inno: un’aria dell’Olandese Volante di Wagner… insomma, non mancava davvero nulla. Fu istituito anche un Governo, nominati dei Ministri, scelta una valuta, e stampati alcuni francobolli. A questo punto ogni requisito per poter essere dichiarato indipendente dall’O.N.U. era soddisfatto.

La nazione in miniatura disponeva di un bar-ristorante ed era facilmente raggiungibile dalla costa italiana. In Romagna all’epoca stava sbocciando il turismo: in poco tempo l’isola diventò un’attrazione.
Bandiera Isola delle Rose | Mima Club Hotel

Un sogno durato 55 giorni

La vita dello Stato libero durò fino al 25 giugno 1968, quando la palafitta venne sgomberata dalla polizia e poi fatta affondare e, assieme a lei, i sogni di indipendenza dell’ingegnere. La struttura era però piuttosto resistente: ci vollero più tornate di esplosivo per abbatterla.

La presenza di una piattaforma al largo della Riviera Romagnola aveva infatti insospettito il Governo Italiano: collocata tra la nostra penisola e la costa Jugoslava, si pensava potesse servire come avamposto missilistico russo.

Inoltre, non rispondendo alle leggi italiane, l’idea di uno stato indipendente venne interpretata come un escamotage per raccogliere i proventi turistici senza il pagamento delle relative tasse.

Niente di tutto questo passava per la testa di Rosa, che considerava la sua creazione semplicemente come un “sogno di libertà”.

Oggi non restano che le foto e il ricordo di quell’avventura che giace da decenni sul fondo del mare.

Una storia affascinante vero? E ce ne sono tante altre da raccontare: iscriviti alla newsletter del MiMa Club Hotel compilando il box qui a lato per ricevere ogni mese aggiornamenti, novità e informazioni utili su Cervia e Milano Marittima!

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Autore

Piero Boni
Piero Boni
Gemello di Sandro, è il proprietario dell'hotel Solemare. È dinamico, solare, ama i viaggi, il mare, la piadina, il web e il marketing.